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It's hard to dance with a Devil on your back, so...

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Dell'inesorabilità

L'accelerometro schizza, i secondi diventano minuti, e poi ore, ed ancora anni, e lentamente ma all'improvviso avrò finito di scrivere, di studiare.
Se la vita fosse un'auto starei sbandando.
Nemmeno la fisica mi aiuta a capire come comportarmi.
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Della notte prima della Pasqua 2013


Cerca un incipit; qualsiasi cosa, inizia solo a scrivere. Le parole verranno da sé, come deve essere. Sei ubriaco ora (beh, più o meno, o forse al punto giusto), e non c'è momento migliore per conoscerti; accantona il progetto, e scrivi, fluisci nelle pagine, zampillando di qua e di là, così, a caso. Ché tutte 'ste cose studiate alla lunga stufano quelli come te: è a loro che ti rivolgi, lo sai questo, vero? Tu non vuoi un figlio, ma qualcuno che erediti il tuo animo – che misera eredità.
Un modo come un altro per superare la paura della morte, niente di più. Strano? Cosa c'è di più inutile di ciò che la parola “anormale” sta ad indicare? Chi ha dato al diritto all'uomo di valutare se un'azione ha senso o non ne ha? Un giudizio legale è tutt'altra cosa, ma così mutevoli sono le strutture che ci costruiamo per noi stessi, ed il gusto lo è altrettanto, che non si può parlare di “strano” senza riferirsi ad un luogo ed ad un tempo.
Certo, tu vivi qui ed oggi, e il passato ed il futuro potrebbero non esistere, per ciò di cui puoi avere esperienza; la tua stessa vita prima di questo istante potrebbe essere nulla più di una banale impressione – ci hai mai pensato?

Oppure si, rassegnati, non sarai mai altro che un attimo in un'eternità; e, sperando nella reincarnazione del pensiero, scrivi sperando di riconoscerti alla prossima occasione, ma non sai quanto t'illudi. Sarai diverso, un altro, è inevitabile. Non sarai mai più ciò che sei adesso. Ed il mondo non sarà più lo stesso.
Tutti potrebbero essere la stessa persona, ci pensi? Ognuno non farebbe altro che odiare sé stesso, amarsi, stuprarsi, capirsi... Tutti un'identica persona che non può riconoscersi, una e multipla, divertente!
O potresti essere un estraneo, il racconto di qualcuno che non sarai mai messo nelle condizioni di conoscere.
Tutto, e niente. Ecco il dramma.
Il vivere in società prevede per te un viaggio a tappe che mira ad una riproduzione come finale col botto: unico aspetto reale, la necessità di arrivare al punto di saper rispondere all'assillante serie di domande.
Chi sei? Chi vuoi essere?

Sobrietà. Certo so scrivere ancora, e forse anche in maniera più corretta, ma non posso continuare il discorso di ieri; non ne ho l'animo. Se mai dovessi diventare scrittore, o pittore, dovrei preoccuparmi di produrre l'opera in un getto unico, o potrei collezionare la più stravagante collezione di aborti dell'animo mai presentata al mondo. Sono problemi. Sarebbero problemi, se avessi abbastanza autostima da credere che realizzerò qualcosa.
Ed io ne ho di autostima, sul serio. Il problema e che credo di essere il meglio ed il peggio dell'essere umano, ed indeciso tra i due spesso mi ritrovo vegetante.
Chi sei, brutto idiota? Chi vuoi essere, fottuto genio?

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Tu

Tu,
ipotetica seconda persona a cui rivolgo le mie lusinghe; ché se il fato mi diede in sorte il dono di esprimermi in maniera antiquata, l'esistenza mi maledisse col timore di rivelarmi apertamente alla persona reale.
Ti chiederei una cosa: e temo tu possa capire quale - non la dirò, per diamine.
Domani, forse.
In eterno, domani.
Sognare, domani;
oggi morire.

Così insignificante è il percorso, che lo traccio di nuovo, una volta, e poi un'altra.
Quando ogni tappa sembrerà una conquista senza che io debba aver inventato un contorto arabesco
sarò felice,
spero.

- Cedi, di già? Non è un po' prestino?
- Che vuoi farci... il mondo reclama.

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Pentothal


Tachicardia alle 2 meno venti.Odio Pentothal più che mai.Avrei voluto essere qualcun altro, qualcuno che non stesse a rimuginare su chi essere alle 2 meno venti; che fosse fuori, o dentro, e basta - invece di avere il corpo dentro e la testa fuori.Ho paura di addormentarmi, e di pubblicare; di essere ignorato, o, peggio ancora (non lo credo, ma suona bene) letto. Pensieri che ritrovano la loro onestà nel suono. Scrivo per calmare i battiti, e non credo funzioni. Oggi ho pensato allo scrivere, alle parole che devono erigere muri bianchi, isolarti dalla realtà, piuttosto che inquadrarla: letteratura di reclusione. Penso a molti, agli impensati; mi scopro a ricordare chi credevo di aver dimenticato, marchiati a fuoco sulla carne.L'odio è un sentimento molto più forte dell'amore.Ma indifferire è più semplice.


Non preoccuparti, lo sai che capita. Buona fortuna.
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Di ciò che ti piacerebbe essere.

Se potessi (ed in realtà potrei, dunque sarebbe meglio dire "Se volessi"... ma visto che se volessi essere qualcosa mi applicherei per diventarlo, ed è abbastanza evidente che così non è... continuo ad esprimermi col "potere") sarei un barbone. O un attore. O entrambi, contemporaneamente, o prima l'uno e poi l'altro, o viceversa.

Forse il modo più corretto per formulare la cosa è: se ti venisse offerta la possibilità di essere qualcun altro senza, cambiando radicalmente (o meno) la tua vita, in maniera tale che tu non debba effettivamente sentire di aver dovuto rinunciare a qualcosa per diventarne altro... cosa chiederesti di essere?

...
D' accordo. Facciamo così. Scordiamoci la prima risposta, e le spiegazioni che ancora mi frullano in testa, ma che a questo punto sono completamente inutili.

Se dovessi essere altro, mi piacerebbe essere qualcosa che non s' impelaghi inutilmente su una domanda idiota.

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Dei pensieri che mi vengono leggendo Bukowski, ma non necessariamente a lui leggati

Diciamolo francamente: inseguo una laurea che non mi interessa quanto dovrebbe per cercare di adattarmi ad una società che non mi rispecchia. Avrei bisogno della macchina strizza-fegato per riuscire ad adattarmi al mondo, e forse mi sottometterei spontaneamente al trattamento dopo un mesetto di bagordi.
Suonerà triste, ma non nutro grandi speranze sul futuro. O cambia il mondo, o cambio io; ed il mondo si basa su troppi millenni di stupidità in più di quanti io ne possa mai collezionare.
Sarò ripetitivo, ma forse la vita era più reale quando si combatteva per sopravvivere; i nostri avi hanno impiegato secoli e secoli ad accumulare saggezza e regole per garantirci la felicità ma, come accade quando i genitori si dimostrano troppo amorevoli, ci ritroviamo sotto una campana di vetro, soffocati dalla bambagia e quasi completamente incapaci di evadere dalla nostra prigione. Ma questo è "normale", l'idea l'ho deglutita da tempo, e la digestione è a buon punto.
Ciò che mi terrorizza è che aspetto di diventare un ingranaggio, per sentirmi parte del meccanismo: so che una vite dimenticata in un angolo perché superflua o difettosa ha poche chance di trovare un genio in grado di apprezzarla. Tutte le viti ancora inutilizzate, e le rondelle ammucchiate nello scatolo si lucidano a dovere per cercare di attirare l'attenzione dell'incapace artigiano di turno. Le più ambiziose cercano di diventare artigiani di sé stesse e per un po' riescono a dare alla loro esistenza un significato; ma alla fine scoprono di essere sempre stati nella catena di montaggio di Sua Eccellenza, la Stupidità Umana.

Nasci, cresci, studi, lavori, crei una famiglia, muori. Per secoli abbiamo avuto la faccia tosta di procreare la nostra specie impudente; abbiamo costruito rifugi per i randagi e trappole per gli uomini, contribuendo ad alimentare la confusione su argomenti come etica, morale, diritti e doveri.
Abbiamo... hanno! Molto umilmente posso accusarmi di essere ancora l'inutile individuo che sogna un mondo diverso, e cerco di convincermene con scarsi risultati.
Sono la voce che fa perdere il senso della vita; sono il sussurro che ti suggerisce di imbracciare un arma e di aiutare qualche povero malcapitato a concludere la sua tristezza. Sono la lucidità dopo l'orgasmo.

Vivere in questo modo è una sciocca via di mezzo tra libertà e prigionia: quale modo poi? Non saprei nemmeno descriverlo; vivere con l'illusione di potere tutto, quando tutti ti instillano ciò che devi ottenere.
Allungare la vita per aver più tempo da perdere, e guadagnare di più, per spendere di più, per arricchire di più, in modo che qualcuno, te compreso, possa scordarsi più a lungo della propria inutilità.

Illudiamoci, dunque, perché davvero non c'è altro modo per trascinarci sino a domani.
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Della smantellazione delle certezze

"Se solo la gente capisse..."
Trovo questa frase così meschina! Cosa è che la gente non capisce? Peggio: cosa credi (e credo, cosa crediamo, insomma) di capire più della "gente"? Chi è poi questa "gente"? I parenti, gli amici, i conoscenti, gli sconosciuti, tutti assieme, o parte del tutto.

Odio le certezze, ed ogni loro forma (odio il fatto di essere certo di odiare, pur non sapendo se io, o l'odio, o le parole, o il mondo siano reali, e in che misura).
Da grande vorrei fare lo smantellatore di certezze.

Ecco, i derivati di "smantellare" mi vengono segnati come errati. Che goduria: li lascerò come sono, e mi consolerò col dubbio di averli scritti in maniera corretta: continuerò a dubitare della loro esistenza.
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Dei dialoghi con la mia controparte mentale.

-Cosa c'è?
-Ti spiace se ti chiamo in causa? Ho qualche problema a tradurre il mio caos cerebrale in frasi sensate. Cercherò di descrivere i tuoi atteggiamenti il meno possibile, ti avverto, per evitare di ricadere in questioni già affrontate.
-Una sorta di stupro, insomma.
-Non se tu mi autorizzi.
-... comincia pure.
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Di ciò che governa il mondo.

Caos e determinismo sono due facce della stessa medaglia, e non soltanto coesistono, ma sono l' uno parte determinante dell' altro: coincidono, entro opportune ipotesi (ma probabilmente anche fuori di esse).

Soffermandomi a ragionare sul mondo così come lo conosciamo quotidianamente, a velocità decisamente inferiori a quelle della luce e ad energie senza pretese di onnipotenza, ho avuto un'improvvisa illuminazione: le infinite relazioni causa-effetto scatenate da ognuna delle incalcolabili azioni compiute dagli innumerevoli esseri presenti sulla terra (poco importa se con coscienza o meno), si sovrappongono al punto che il pensiero di determinare la causa scatenante di un evento mi sembra ridicolo quanto quello di determinare esattamente la provenienza di una goccia d' acqua nell'oceano.
Quando il determinismo ha a che fare con l' infinito numerabile, ecco che si genera il caos.
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Shake It Out

Dell'autore

Unknown
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Premettendo

Mi scuso per eventuali errori di battitura, distrazione, ignoranza.
Sono abbastanza puntiglioso, ma scrivendo di getto, capita che mi sfuggano diversi strafalcioni.
Quando (se) rileggo inorridisco per tutti quelli che incontrano il mio occhio; mi sembrano sassi spigolosi su quello che mi piacerebbe che fosse un sentiero erboso da percorrere a piedi nudi.

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