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It's hard to dance with a Devil on your back, so...

Immagine di Kyendo
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Della realizzazione di una verità

Non potrò essere un bravo scrittore.
Scrittore è, per me, colui il quale possiede l'empatia per annichilire sé stesso nei propri personaggi: non deve capire le sue creature, deve essere loro, al fine di recuperare l'unico motore degli eventi: la volontà.
Deve gestirne volontà, paure, desideri, gusti, ed essere in grado di recuperare sé stesso dall'universo in cui ha nebulizzato la propria visione delle cose.
È un maestro dell'arte dell'autoanalisi: che è un'arte appunto, e non una scienza. Niente di meno obbiettivo. Nessuno può suggerirti quando troncare l'approssimazione del tuo inconscio.

Ricollego infine l'analisi matematica alla psicologia: è l'unico punto su cui ritorno con una sorprendente coerenza.

Negli ultimi tempi, penso di nuovo spesso al suicidio; è una buona notizia, tutto sommato, perché fintanto che ci penso sono sicuro di non commetterlo, e ciò mi tranquillizza. Tento di essere l'analista di me stesso, di fatto con non poche difficoltà. Annoto le mie sensazioni, lascio che la soluzione si schiarisca e che il fondo si depositi e cristallizzi, al fine di riuscire, al momento giusto, a decifrare il mio stato d'animo attuale. Lo faccio con la pazienza di un ricercatore convinto delle proprie idee, ma senza strumentazione. Il mio personaggio, non io, è il frutto di un'analisi retrospettiva e ha difficoltà nel produrre aspettative sul futuro.
La mia donna è una proiezione della mia mente; è una pagina vuota, letteralmente, al punto che ho difficoltà ad immaginarne l'ingombro del seno ed il calore, il calore del corpo. Sogno di scriverle addosso le citazioni che preferisco, magari che preferiamo. Differisce da M. per il fatto che mi chiedo cosa desideri a sua volta.

Cosa sei diventato, ora che rileggi le tue parole?
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Di una storia.

- Di cosa ti piacerebbe scrivere?
-...

- C' è un ragazzo.
- Ce ne sono tanti; altri ce ne sono stati e ce ne saranno. Cosa ha di speciale questo ragazzo?
- Lui... lui cerca la sua strada, la sua vocazione.
- Un po' come tutti. - Mi fa osservare.
- O quasi! - La correggo.
Non ride. Nemmeno un accenno di sorriso. Mi scuso.
- Fa niente. Sai che stai usando la punteggiatura sbagliata?
- Chi lo ha deciso?
- Non saprei. Ma è così.
- Alcuni hanno abolito la punteggiatura, prima di me.
- Si, ma lo hanno fatto con uno scopo, per rafforzare il messaggio dietro le loro parole. Ma tu dubiti persino di avere un messaggio da trasmettere.
- Ci penseremo poi. - Concludo.
- Come preferisci; ritorniamo al tuo ragazzo: hai detto che cerca la sua strada. Come?
- Aspettando che la corrente cambi direzione, aspettando quella che lo porti alla meta.
- Ovvero?
- La felicità.
- Sembra abbastanza banale - Storce la bocca.
- Lo so.
- E ... aspetta, e basta? Non cerca la corrente giusta per lui?
- Non saprebbe dove guardare. Sulla riva ha conosciuto diversi altri ragazzi, ed alla fine tutti si sono tuffati. Altri hanno preso il loro posto, ma dopo un paio di ricambi si è stancato di accendere sentimenti destinati a spegnersi, perché ogni volta che deve salutare qualcuno, si spegne un po' anche lui: ma sa che non può permettersi una cosa del genere, perché anche una volta trovata la corrente giusta, si aspetta un viaggio poco riposante, e deve riuscire a conservare le sue energie.
- Dimmi di più.
- Non si è reso conto che in realtà è già trascinato dalla corrente, da un'altra, non la sua. Ogni tanto lo intuisce, ma il fiume scorre così lentamente che quando succede osserva le acque, e le vede immobili. E allora ricomincia tranquillamente ad osservare.
- Mi sembra che in realtà sia assolutamente consapevole di non essere davvero fermo.
- ...

- Forse... anzi, hai quasi certamente ragione. Allora diciamo che non vuole ammetterlo con sé stesso.
- Perché? Quale problema ci potrebbe mai essere nell' ammettere che la sua situazione è diversa?
- Non saprei... Qualcosa che ha a che fare con l' orgoglio, forse. Ecco, non potrebbe più vantarsi della propria ostinazione, o qualcosa del genere, insomma.
- Scusami, ma onestamente mi sembra abbastanza stupido. Se non sa da dove parte, progetterà per sempre un viaggio impossibile.
- Magari in realtà non gli interessa nemmeno raggiungere la meta: può darsi che preferisca programmare il viaggio. Immaginarlo.
- Piuttosto che viverlo... Come se qualcuno intendesse diventare chef senza il senso del gusto, o pittore senza la vista, o musicista senza udito, e si dedicasse a studiare la propria arte pur sapendo che in realtà non avrà mai l' occasione di abbracciarla per intero. Secondo me dovrebbe ammettere che la meta ed il viaggio che sta scegliendo per sé non sono quelli adatti.
Non ho ben afferrato la similitudine, ma le è uscita dalle labbra in un soffio così convincente e spontaneo, che mi sorprendo ad annuire.
- Torniamo all' inizio, dunque. Se non sa quale sia il viaggio, ma attende... come definirla... una sorta di ispirazione, come puoi dire che il viaggio che ha scelto per sé non è quello giusto? Come puoi dire che la sua meta non sia quella giusta?
- Lo hai detto tu, prima di me. Ho soltanto tradotto in una maniera più esplicita.
Potrebbe aver ragione, e la cosa mi terrorizza. Non so cosa dico, ma lo dico; millenni di evoluzione del cervello che se ne scendono allegramente per lo sciacquone di sua divinità, il Caos.

- Se aprisse una sorta di agenzia di viaggio? Consigli per gli impavidi. Stando sulla riva ha ormai imparato a capire gli altri ragazzi, o almeno così gli pare. Sa individuare la corrente per gli altri, ma non la sua. Magari la sua è una pozzanghera, e lui ci sguazza dentro già da un po', senza che sia stato mai in grado di accorgersene.
- E dove lo ptrebbe mai condurre un pozzanghera? Quale straordinario viaggio impervio potrà mai affrontare, fermo sempre nello stesso posto?


Mi sono interrotto. Ho perso il filo, ancora una volta.
M. se n' è accorta.
- Riflettici un po' su; quando avrai una risposta decente, sai dove trovarmi.
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Della richiesta dell'indirizzo del blog


ti ordino di inviarmi il link del tuo blog! 
(la colpa è mia perchè ho scioccamente creduto che me lo sarei ricordato,però mi appello al fatto che una donna che urla in ogni modo suscita compassione e senso di colpa)


Così Enrica mi ha gentilmente chiesto l'accesso a questo covo di banali mostriciattoli, a questa tavolozza di pastrocchi cerebrali che ogni tanto accoglie un nuovo parto.
Nel chiedermi se fosse il caso di consegnarle l'indirizzo del mio nervo scoperto... penso, rifletto, deduco, trascrivo ed appunto.
Dubbi sul dare libero accesso alle mie parole, che comunque regalo agli inesistenti visitatori delle mie pagine; non capisco nemmeno il motivo della mia ostinazione.
Di continuo mi crogiolo nella consapevolezza dello scarso valore letterario dei miei periodi, pur covando nei loro confronti una sorta di segreta fierezza (ho in mente una robusta ragazza di colore che gesticola spasmodicamente urlando "Orgoglio! Fierezza!"... mi odio per questi pregiudizi insiti nella mia mente, ma in realtà adoro quest'immagine); e so che non basterebbe una persona a minare la cerimonia di auto-celebrazione che si svolge in eterno nel mio cranio, o a zittire i fischi dei manifestanti che richiedono a gran voce che tale scempio cessi all'istante.

-Le darò l'indirizzo, sia ben chiaro; ma prima volevo scriverle una sorta di benvenuto.
-Così almeno saremo in due a sapere di me!
-Per favore, fa' silenzio, che in questa storia non c'entri assolutamente niente!
M. si allontana, decisamente infastidita, e per una volta la trovo assolutamente impotente: esattamente come lei sia convinta di esserlo.
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Della necessità di una conferma

-Si, d'accordo, sei pazzo: possiamo andare a letto adesso?
-Eh no, tu non conti! Non vale! È come se un atleta potesse valutare da solo la propria performance! Devono essere gli altri a dirmelo: possibilmente di persona!
-Vuoi che ti sia dato del folle, insomma, ed in faccia, inoltre.
-Sarebbe tanto strano?
---
-Che poi, non hai mica necessità di dormire, a pensarci bene!
-Questo lo dici tu!
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Dello scaturire delle sensazioni

-Perché piangi?
La guardo con sospetto.
-Se hai intenzione di chiedermi cosa si prova a piangere, sappi che non è il momento migliore.
-Ti ho chiesto altro mi pare.
-Scusa; il dolore ama nascondersi a sé stesso. Comunque è passato.
...
-Ricordati di ringraziare Pierpaolo.
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Del pericolo dell'auto-isolamento

-Non sei isolato, smettila di fingere per ingraziarti le folle(?)!
-Ti cerco troppo, oggi.
-Stavo per fartelo notare io, ma a quanto pare sei stato più veloce.
-Potresti almeno lasciarmi finire di vedere il film?
-Sei tu che mi cerchi, non scordarlo!

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Della cancellazione dei baluardi della civiltà

M: "Certo, e di cos'altro, altrimenti?"
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Delle associazioni mentali

-Vorrei vedere un film assieme a te.
-Non mi sembra una cosa così complicata, perché non provi semplicemente a chiedermelo?
-Per colpa tua. E di mio fratello.
-Tutti hanno un passato.
-Si, ma mentre il mio è morto è sepolto, il tuo è ancora importante, forse più per me che per te.
...
-L' ho trovato un po' di cattivo gusto.
-Lo so; ma mi piace che sia tu a dirmelo.
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Della perdita del controllo sulle proprie creature

- Rivedere, a distanza di tempo, qualcosa che ha significato tanto per te, ed accorgerti che ormai sei una persona diversa (si proprio tu, che in continuazione ti lamenti della tua staticità!)...
- La staticità è un concetto istantaneo: capisci cosa intendo?
La guardo e penso a Malaussène: "la morte è un processo rettilineo".
...
- Hai ripreso a descrivere le mie azioni? Sai come la penso a riguardo!
- Ah, no! Non stavolta! Non ho descritto nessuna azione. Le tue parole sono le mie, come lo sono sempre state; ma non c'è altro.
Rileggo, per essere sicuro di quello che dico.
Tanto, so già dove è il tranello.
- Hai capito, vero? Ci sono, e non dovrei esserci. Mi correggo: non ci sono. Ci sei solo tu, sul tuo letto, a sfogarti perché non sei riuscito a mandarmi un messaggio.
- Sei impegnata, ricordi?
...
- Cosa vorresti scrivermi?
- L'ho dimenticato!
-Allora chiudiamo qui questa conversazione.


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Dei dialoghi con la mia controparte mentale.

-Cosa c'è?
-Ti spiace se ti chiamo in causa? Ho qualche problema a tradurre il mio caos cerebrale in frasi sensate. Cercherò di descrivere i tuoi atteggiamenti il meno possibile, ti avverto, per evitare di ricadere in questioni già affrontate.
-Una sorta di stupro, insomma.
-Non se tu mi autorizzi.
-... comincia pure.
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Shake It Out

Dell'autore

Unknown
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Premettendo

Mi scuso per eventuali errori di battitura, distrazione, ignoranza.
Sono abbastanza puntiglioso, ma scrivendo di getto, capita che mi sfuggano diversi strafalcioni.
Quando (se) rileggo inorridisco per tutti quelli che incontrano il mio occhio; mi sembrano sassi spigolosi su quello che mi piacerebbe che fosse un sentiero erboso da percorrere a piedi nudi.

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