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It's hard to dance with a Devil on your back, so...

Immagine di Kyendo

Di una sera futura, accanto a mio figlio.

- Papà, papà! Corri!

Ci risiamo: scende la notte e non ne vuol sapere di rimanere nel letto da solo. Pensare che alla sua età non vedevo l'ora che il sole se ne andasse a dormire per nuotare un po' nell'oscurità: la sentivo avvolgermi, densa, ed agitavo le braccia come se fossi in uno sconfinato oceano in cui mi era straordinariamente concesso di respirare. La colpa deve essere della televisione, alla ricerca di emozioni troppo facili. Risultato: viviamo da pisciasotto fino a quando non ci desensibilizziamo del tutto. Un vero affare!

Cammino nel corridoio ed apro lentamente la porta della cameretta, che rimanendo perennemente accostata, ci concede qualche sporadica sera di intimità. Come al solito, è seduto sul letto con la schiena appoggiata alla testiera e le coperte per metà sul pavimento (davvero, oggi fa un caldo insopportabile!), e mi guarda con gli occhi gonfi di paura e dispiacere per non essere riuscito a mantenere la nostra promessa.
Ancora convinto che qualche mostro stia aspettando solo che chiudi gli occhi? Abbiamo già controllato nell'armadio, nei cassetti e sotto il tuo lettino, e come al solito non abbiamo trovato niente!

- Lo so, papà... ma...
Pausa singhiozzo, non sa cosa dire (il che in realtà è piuttosto raro); poiché mi sembra molto agitatolo interrompo prima che riesca ad inventare qualche scusa plausibile e mi offro di raccontargli una storia.

- E resti finché non mi addormento, me lo giuri?
Si cucciolo, lo giuro, lo giuro: veglierò su di te finché non sarò certo che gli orchi, le streghe e i vampiri (che hai smascherato dietro l'aspetto innocuo dei nostri poveri vicini) non avranno rinunciato alla caccia per stanotte.

Sistemo una sedia accanto al comodino, nella posizione strategica che mi permette di illuminare le pagine del libro e, allo stesso tempo, di controllare che non ci siano esseri sovrannaturali fuori dalla finestra, al di sopra della scrivania, e comincio: C'era una volta...

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Di quello che ti frulla in testa in questo momento

La monogamia è un'invenzione per facilitare l'orgasmo di alcune donne. Il perbenismo ha concesso a tale invenzione di diffondersi in quasi tutte le società.

Alcuni resistono.
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Della creazione di universi alternativi

"Se"...

ed ecco un nuovo mondo, prima o dopo, magari entrambi contemporaneamente, oppure mai; in una dimensione priva di spazio e, sopratutto di tempo, infiniti universi senza confini ordinati su scaffali eterei contengono la risposta ad ogni bivio ipotetico che l'uomo si sia mai posto, persino prima della posizione del dubbio stesso.

Due lettere, ed immagino una nuova oscillazione di questo mondo che oscilla tra un Big Bang ed un Big Crunch.
Chissà se...
... se ogni volta l'universo si ricrea perfettamente identico a sé stesso.
... se ogni volta una microscopica variazione crea esistenze completamente differenti.
... se in realtà non siamo il microscopico di qualche macroscopico, o viceversa; o entrambi.

Chissà se non siamo anime in attesa di reincarnarci, o se tutto ciò che ci aspetta il nulla.
Magari le possibilità coesistono davvero: e nel momento in cui provo ad immaginarlo, ho creato un nuovo universo, e sono il dio di miliardi di mondi, idea a mia volta di qualche altro fannullone rimuginante.

Chissà se avrò mai le risposte che cerco, e se da qualche parte esse mi appartengono già.
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Della richiesta dell'indirizzo del blog


ti ordino di inviarmi il link del tuo blog! 
(la colpa è mia perchè ho scioccamente creduto che me lo sarei ricordato,però mi appello al fatto che una donna che urla in ogni modo suscita compassione e senso di colpa)


Così Enrica mi ha gentilmente chiesto l'accesso a questo covo di banali mostriciattoli, a questa tavolozza di pastrocchi cerebrali che ogni tanto accoglie un nuovo parto.
Nel chiedermi se fosse il caso di consegnarle l'indirizzo del mio nervo scoperto... penso, rifletto, deduco, trascrivo ed appunto.
Dubbi sul dare libero accesso alle mie parole, che comunque regalo agli inesistenti visitatori delle mie pagine; non capisco nemmeno il motivo della mia ostinazione.
Di continuo mi crogiolo nella consapevolezza dello scarso valore letterario dei miei periodi, pur covando nei loro confronti una sorta di segreta fierezza (ho in mente una robusta ragazza di colore che gesticola spasmodicamente urlando "Orgoglio! Fierezza!"... mi odio per questi pregiudizi insiti nella mia mente, ma in realtà adoro quest'immagine); e so che non basterebbe una persona a minare la cerimonia di auto-celebrazione che si svolge in eterno nel mio cranio, o a zittire i fischi dei manifestanti che richiedono a gran voce che tale scempio cessi all'istante.

-Le darò l'indirizzo, sia ben chiaro; ma prima volevo scriverle una sorta di benvenuto.
-Così almeno saremo in due a sapere di me!
-Per favore, fa' silenzio, che in questa storia non c'entri assolutamente niente!
M. si allontana, decisamente infastidita, e per una volta la trovo assolutamente impotente: esattamente come lei sia convinta di esserlo.
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Dell'età, e dei suoi subdoli trucchetti

L'età anagrafica ha poco valore, giusto quello di permetterci di stimare la data della nostra morte (anagrafica, anch'essa), in base alla vita media del nostro secolo, continente, sesso.
L'età "biologica" mi sembra già più interessante: non saprei citare la fonte (dannata memoria!), ma da qualche parte ho letto che nasciamo già più vecchi dei nostri genitori ed antenati.

Ma ciò che trovo assolutamente fondamentale è l'età letteraria: la biblioteca personale è in grado di dirci di una persona più di quanto essa stessa sappia fare, e certamente più della sua età anagrafica.
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Shake It Out

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Unknown
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Premettendo

Mi scuso per eventuali errori di battitura, distrazione, ignoranza.
Sono abbastanza puntiglioso, ma scrivendo di getto, capita che mi sfuggano diversi strafalcioni.
Quando (se) rileggo inorridisco per tutti quelli che incontrano il mio occhio; mi sembrano sassi spigolosi su quello che mi piacerebbe che fosse un sentiero erboso da percorrere a piedi nudi.

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